martedì 1 marzo 2011

Il Governo vuole tagliare le rinnovabili

Dal comunicato stampa di Legambiente Italia del 28/2/2011

“Il Governo Berlusconi getta la maschera con un attacco senza precedenti alle fonti rinnovabili. Con la proposta di Decreto legislativo che verrà presentata domani dal Ministro Romani si vogliono fermare l’eolico, il solare, e le biomasse in Italia per dare spazio al nucleare”.

Questa la dichiarazione di Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, che ha partecipato questa mattina alla conferenza stampa davanti al Ministero dello Sviluppo economico convocata da Legambiente Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro, Assosolare.

Legambiente ha analizzato nel dettaglio i contenuti della proposta di Decreto in attuazione della direttiva 2009/28/CE, che il ministro Romani presenterà al Pre-Consiglio dei Ministri di domani, 1 marzo, e che bloccherebbe inesorabilmente lo sviluppo delle Rinnovabili in Italia: per il solare fotovoltaico il Decreto prevede un tetto a 8.000 MW, dopo il quale è previsto lo stop a qualsiasi incentivo. Limite incomprensibile, pari al fotovoltaico installato nel solo 2010 dalla Germania che ha così superato i 18.000 MW installati complessivamente puntando, in poco tempo, a raddoppiare questi obiettivi per raggiungere i target previsti dall’Unione Europea al 2020; per l’eolico, taglio retroattivo del 30% per gli incentivi in vigore: quando l’Unione Europea ha stabilito il divieto a qualsiasi intervento retroattivo proprio perché toglierebbero certezze agli investimenti delle imprese nel settore; un fallimentare sistema di incentivi con aste per i nuovi impianti: invece di ripensare gli attuali sistemi di incentivo, o copiare i migliori sistemi in vigore nei Paesi dove le rinnovabili stanno crescendo, si vuole introdurre in Italia il sistema delle aste che ha fallito in tutti i Paesi in cui è stato introdotto; stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che spingono le rinnovabili in edilizia: altro che federalismo, il Decreto prevede il divieto di indicazioni “diverse o superiori” a quelle previste nel testo per le fonti rinnovabili in edilizia, con la conseguenza che i Comuni e le Regioni che già sono intervenute, in alcuni casi con indicazioni molto più ambiziose, dovranno fare un passo indietro senza poter, in alcun modo, intervenire in materia.

“Questo Decreto, se non verrà cambiato, sarà un autentico schiaffo da parte di Romani nei confronti del Parlamento e della stessa Unione Europea – ha continuato Rossella Muroni -. Dopo due mesi di audizioni e confronti in Parlamento, con l’approvazione di risoluzioni da parte di Camera e Senato che proponevano correttivi al primo testo presentato dal Governo, perché approvare un testo che non tiene in alcun conto queste proposte? Forse, allora, era questo l’obiettivo della campagna mediatica negativa condotta dal Governo in questi mesi contro le fonti rinnovabili? Per far partire il nucleare facendolo pagare ai cittadini in bolletta?”.

Legambiente si batterà per cambiare il provvedimento e invierà al più presto le sue osservazioni a Bruxelles, per denunciare come un Decreto che doveva attuare gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili (decisi dall’Unione Europea con una precisa Direttiva) ne blocchi invece lo sviluppo.

Oltretutto, questa decisione costituirebbe la chiara smentita di quanto il Governo italiano si era impegnato a fare nel Piano Nazionale - inviato solo pochi mesi fa a Bruxelles - dove ben altri erano gli obiettivi e gli interventi previsti per attuare il target obbligatorio al 2020 del 17% di contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi finali.

“Ci auguriamo – conclude il direttore di Legambiente - che almeno il Ministro Prestigiacomo intervenga e faccia valere le ragioni dell’ambiente”.

giovedì 13 gennaio 2011

Greenpeace: Spot sul nucleare? Altro che equidistante!


E' ormai trasmesso in televisione da mesi, si spaccia per equidistante ma in realtà cela un messaggio tutt'altro che imparziale. Stiamo parlando dello spot del Forum Nucleare, nel quale ci sono due giocatori di scacchi che discutono sui lati positivi e negativi del ritorno all'uranio ma in realtà offrono un esempio raffinatissimo di manipolazione dell'informazione. Greenpeace, sul suo sito italiano ha tentato di smascherare questa abilissima messa in scena nata con l'obiettivo di rassicurare gli italiani su un possibile ritorno al nucleare.

Innanzitutto c'è da sottolineare l'imponente spesa affrontata per realizzare uno spot tutto sommato semplice: 3 milioni di euro. Una cifra sicuramente enorme se paragonata alle possibilità economiche dei movimenti "No Nuke".

Ma cosa ancor più grave è il falso colloquio pro e contro il ritorno al nucleare: la prima "bufala", come la definisce Greenpeace nel suo comunicato, riguarda la gestione delle scorie. Nello spot si afferma che "si possono gestire in sicurezza" quando in realtà dopo 60 anni di ricerca tecnologica in nessuna parte del mondo è stata dimostrata la sicurezza delle scorie radioattive prodotte dalle centrali.

Seconda bufala clamorosa: il giocatore "pro nucleare" afferma che, per guadagnare l'indipendenza dalle fonti fossili non si può fare affidamento sulle energie rinnovabili in quanto tra 50 anni potrebbero non bastare per tutti. Greenpeace smentisce anche questa bugia sottolineando innanzitutto come tra 50 anni probabilmente le riserve di uranio estraibile a costi calcolabili saranno quasi agli sgoccioli. In secondo luogo, secondo degli studi di fonte industriale ed istituzionale, uno scenario energetico basato totalmente sulle fonti rinnovabili è più che una fantasticheria, almeno in Europa.

Infine, come se tutto ciò non bastasse, ci sono forti dubbi su chi pagherà questa falsa propaganda. Si sa solo che le norme in vigore per il nucleare prevedono fondi pubblici per le campagne informative.

Insomma, come sottolinea Giuseppe Onufrio Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia, la beffa per gli italiani è doppia. Probabilmente, per pagare questa campagna, si useranno le risorse di tutti per convincere la minoranza dei nostri connazionali ancora convinta che i benefici del nucleare siano superiori ai rischi.

Per maggiori informazioni o per aderire alla campagna di Greenpeace basta collegarsi al sito www.greenpeace.it
Per vedere invece uno dei tanti doppiaggi contro il nucleare comparsi sul web nell'ultimo periodo collegarsi a http://www.youtube.com/watch?v=9wOrvWXDcr8&feature=player_embedded


Roberto D'Amico

mercoledì 15 dicembre 2010

Vertice di Cancun: buoni i risultati ma manca ancora tanta strada


Un Fondo per il clima e una seria decisione riguardo al REDD(Riduzione delle emissioni da deforestazione e degradazione dei suoli). Sono questi i veri passi in avanti fatti a Cancun nel vertice mondiale sui cambiamenti climatici che si è concluso pochi giorni fa. Purtroppo nonostante gli sforzi ancora è poco: innanzitutto per quanto riguarda il Fondo, che dovrebbe erogare quei miliardi di dollari necessari ai Paesi in via di sviluppo per fermare la deforestazione, non è stata ancora definita chiaramente il modo in cui verranno fornite queste risorse. In secundo luogo, il negoziato è stato raggiunto in extremis dopo che per molti giorni si è guardato con sfiducia a un accordo tra le parti.


Sta di fatto che i governi hanno concordato un pacchetto di decisioni che dovranno gettare le basi per ulteriori negoziati nel corso del prossimo anno, con l'obiettivo comune di raggiungere un risultato finale in occasione della Conferenza delle Parti del 2011 (COP17) che si svolgerà a Durban, in Sudafrica.


A Durban bisognerà firmare con urgenza un accordo che guidi i nostri governi verso un'economia più verde. L’obiettivo sarà quello di tenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2°C e, di conseguenza, tagliare le emissioni globali del 25-40% entro il 2020.


Mariagrazia Midulla, responsabile clima del WWF Italia, ha così commentato i risultati ottenuti a Cancun: "Dopo Copenhagen i governi sono venuti a Cancun con le ossa rotte ed esposti alla pressione pubblica per l'avvio di iniziative sui cambiamenti climatici. Si sperava che Cancun avrebbe potuto stabilire una piattaforma per garantire dei progressi e ora i paesi hanno lasciato la conferenza con un rinnovato senso di buona volontà e obiettivi più concreti."


"Pur non essendo riusciti a decidere per una seconda fase del Protocollo di Kyoto, è stato avviato un processo che consentirà di farlo l'anno prossimo a Durban anche se, purtroppo, rimangono da superare difficoltà gravi con i paesi contrari e cioè Giappone e Russia, che ora saranno esposti a pressioni crescenti perché siuniscano alla comunità globale nel rinnovo del Protocollo".


Roberto D'Amico


lunedì 15 novembre 2010

La Feltrinelli e Legambiente: un binomio vincente



Si concluderà oggi in tutta Italia "Mettere a fuoco il pianeta", l'iniziativa dedicata all'ambiente nata dalla collaborazione tra La Feltrinelli e Legambiente. Un mese di grandi incontri, dibattiti, presentazioni, proiezioni e attività per bambini dedicati al mondo dell'ecologia, della sostenibilità e dello sviluppo consapevole. Moltissime le città coinvolte ed altrettante le attività organizzate: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Mestre, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino in testa a tutte.


In ogni store Feltrinelli, dal 15 ottobre fino ad oggi 15 novembre, è stato allestito uno speciale "scaffale della sostenibilità"che conteneva tutto il materiale possibile su temi di interesse ambientale: dalle riviste ai video, dai libri agli audio.
Tra le tante iniziative organizzate bisogna sottolineare la mostra fotografica "Amazzonia arrosto", allestita da Greenpeace, proiezioni di film come "The Cove", di Louie Psihoyos, gli incontri sul cibo e il commercio equo e solidale di "Fai la spesa giusta" ed inoltre tanti incontri con gli autori: dagli scrittori Mauro Corona e Giulio Cavalli, agli studiosi/attivisti internazionali Bill McKibben, Stewart Brand, Erik Assadourian del Worldwatch Institute, Gunter Pauli. Infine, degna di nota, la presenza di diversi autori italiani da Jampaglia e Molinari a Mario Tozzi, da Federico M. Butera a Fabio Salviato.


Il 31 ottobre si è svolta inoltre una raccolta fondi il cui ricavato è stato destinato destinato alla piantumazione di alberi nel Comune di Acciaroli, nel parco nazionale del Cilento. La cerimonia di rimboschimento si è svolta l'11 di novembre in concomitanza con la "Festa dell'albero" organizzata da Legambiente.
L'iniziativa si è svolta in collaborazione con Comieco e Fairtrade ed ha avuto come sponsor E.on Italia e Euroecological.


Roberto D'Amico

giovedì 11 novembre 2010

Emergenza alluvioni, WWF: "Bene Napolitano ma servono azioni urgenti"


Piena approvazione da parte del WWF alle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in merito al dissesto idrogeologico del nostro paese. Napolitano ha puntato il dito contro le regole non rispettate che possono portare a eventi tragici come quelli degli ultimi giorni. Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia, aggiunge che si è sempre più efficienti nello stanziare fondi per le emergenze ma i finanziamenti per la prevenzione delle catastrofi naturali continuano a scarseggiare.


Le Direttive Quadro europee sulle Acque e quella sul rischio alluvionale continuano a non essere adottate nel nostro paese. Le Autorità di distretto dovrebbero infatti redigere secondo queste direttive, ricevute a febbraio, i “Piani di gestione del rischio alluvionale”. Il problema è che questa figura di controllo ancora non è stata istituita.


Come al solito prevale in Italia lo scontro tra Stato e Regioni a discapito di una forte collaborazioni tra le istituzioni che punti alla pianificazione e alla prevenzione di catastrofi naturali.
Come se tutto ciò non bastasse i finanziamenti per la difesa del suolo subiranno un taglio dell'81% dal 2010 al 2011 passando da175 a 32,7 milioni.
Come purtroppo sempre più spesso succede in Italia le regolamentazioni ci sono ma mancano i fondi per attuarle.


Proprio per prevenire catastrofi di stampo idrogeologico il WWF ha stilato una "classifica" delle azioni urgenti che il Governo dovrebbe attuare in tempi decisamente brevi:

1) Istituire finalmente le Autorità di distretto

2) Riferirsi al bacino idrografico, e non ai confini amministrativi delle Regioni, per qualsiasi programma di difesa del suolo

3) Ripristinare i finanziamenti ordinari per la difesa del suolo

4) Garantire l’interdisciplinarietà nella progettazione delle misure e degli interventi di difesa del suolo

5) Avviare un’azione diffusa di rinaturazione del territorio


Roberto D'Amico

martedì 9 novembre 2010

Ma la benzina verde è veramente "verde"?


“Quando Bio non è sinonimo di verde”, è questo il sottotitolo del rapporto pubblicato da Greenpeace sulle politiche dell'Unione Europea in materia di Biocarburanti. Un sottotitolo che la dice lunga e rende perfettamente l'idea di come politiche sbagliate, nonostante le buone intenzioni, possano portare a conseguenze gravi nell'ecosistema mondiale.


Stando ai dati del rapporto l'Europa aumenterà del 9% entro il 2020 l'utilizzo dei biocarburanti nel settore del trasporto e ciò comporterà un cambio d'uso di ben 69.000 km² di suolo nei prossimi 10 anni. Ciò equivale a dire che un'area pari al doppio della superficie del Belgio verrà destinata alle colture energetiche a discapito di quelle agricole che dovranno trovare spazio in terreni ora occupati da foreste o da comunità più povere.

Tutto ciò avrà serie ripercussioni a livello ambientale, infatti si prevede un'aggiunta di emissioni di gas serra che oscilla tra i 27 e i 56 milioni di tonnellate.
Cinque i paesi dell'Unione maggiormente responsabili di quest'aggiunta di emissioni: Inghilterra, Spagna, Germania, Italia e Francia. Il rapporto inoltre è stato pubblicato a poche settimane dallo studio sul "Cambio indiretto dell'uso dei suoli" (ILUC) che la Commissione europea dovrà presentare entro fine anno.

Secondo Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia, foreste ed interi ecosistemi sono gravemente a rischio solo per riempire i serbatoi di benzina verde che poi così “verde” in realtà non è.
Il rapporto è stato lanciato da una larga coalizione di ONG europee, composta da Greenpeace, ActionAid, Bird Life International, Client Earth, European Environmental Bureau, Fern, Friends of the Earth Europe, Wetlands International, Transport & Environment.


Roberto D'Amico

giovedì 4 novembre 2010

Un comitato per dire nuovamente NO al nucleare!


Sono passati quasi 23 anni dall'8 novembre 1987, il giorno dei tre referendum abrogativi che proibirono l'utilizzo e la costruzione di centrali nucleari in Italia. Più dell'85% dei votanti si schierò a favore dell'abrogazione degli interventi statali in caso di rifiuto da parte di un comune di costruire centrali sul proprio territorio, dell'abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza di centrali nucleari nel proprio territorio ed infine dell'esclusione di ogni possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali all'estero. Proprio per sottolineare l'importanza di quel referendum, che sembra oggi dimenticato da chi propone ed auspica un ritorno al nucleare, è stata organizzata per la giornata di oggi una conferenza stampa a Roma per presentare i rischi per la salute e i costi di una centrale atomica.
La conferenza si è svolta alle ore 11.00 presso la Sala Margana in Via Margana 41 ed è stata promossa dal Comitato Nazionale “Fermiamo il nucleare, non serve all’Italia”.
Il comitato è promosso dalle maggiori associazioni ambientaliste ed animaliste nazionali: Legambiente, Greenpeace, WWF Italia, LAV, Lipu, Fare Verde, Italia Nostra, Accademia Kronos, Amici della Terra, Ambiente e Lavoro, Associazione Mediterranea per la Natura, Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare, Forum Ambientalista, Mountain Wilderness, Pro Natura, The Jane Goodall Institute Italia e VAS.
Nel corso della conferenza sono state presentate tutte le iniziative del comitato tra cui la mobilitazione a favore dello sviluppo dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili in programma in tutta Italia sabato 6 e domenica 7 novembre.
Roberto D'Amico